NOTIFICHE ALL’ADER (AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE). ADER CREA CONFUSIONE CON LA PROPRIA PEC – CHE SFRUTTA A SUO PIACIMENTO…

Sentenza n. 717 del 14.10.2020 della Corte di Appello di Milano – Sezione Lavoro

L’art. 28 del Decreto Semplificazioni (decreto-legge n. 76/2020) ha reinserito il registro l’iPA (indice PA) tra i Pubblici Elenchi per le notifiche in proprio via PEC da parte degli avvocati ai sensi della legge n. 53/1994. Fino a tale momento l’IPA non era annoverato tra i pubblici elenchi utilizzabili per le notifiche di atti alla Pubblica Amministrazione.

Agenzia delle Entrate Riscossione (AdER) nel Registro pubblico ReGIndE pubblicava quale propria PEC: pct@pec.agenziariscossione.gov.it, mentre nel Registro iPA: protocollo@pec.agenziariscossione.gov.it. Sul proprio sito ufficiale: https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Contatti/Posta-Elettronica-Certificata-PEC/index.html, sin dagli inizi, dalla sua costituzione, pubblicava quale proprio indirizzo PEC: protocollo@pec.agenziariscossione.gov.it.

Nei propri atti difensivi eleggeva domicilio presso la stessa PEC: protocollo@pec.agenziariscossione.gov.it, notificava le cartelle di pagamento e gli atti di varia natura sempre dalla suddetta PEC, si costituiva regolarmente in giudizio a seguito di notifiche effettuate alla detta PEC, ma nei casi in cui si dimenticava di costituirsi eccepiva la nullità della notifica, in quanto nell’unico registro pubblico all’epoca ReGIndE veniva indicata la PEC: pct@pec.agenziariscossione.gov.it.

La Corte di Appello di Milano, con la Sentenza n. 717 del 14.10.2020, nonostante la PEC conosciuta da tutti e nota a tutti dell’AdER era ed è protocollo@pec.agenziariscossione.gov.it, verificato che il Registro iPA, all’epoca della notifica non veniva qualificato quale pubblico registro, annullava la notifica del ricorso di primo grado e rimetteva la causa ex art. 354 c.p.c. al primo Giudice.

È da domandarsi quindi, ma se la PEC protocollo@pec.agenziariscossione.gov.it, sino all’entrata in vigore del Decreto Semplificazioni, non risultava essere indirizzo ufficiale dell’AdER e ad essa riconducibile, le cartelle che venivano tutte notificate dalla suddetta PEC perché non venivano dichiarate nulle (o solamente da pochissima ed isolata giurisprudenza)?

Perché vi è trattamento così palesemente discriminatorio sia nei rapporti sostanziai che processuali tra le parti (amministrazione finanziaria e contribuente)?

Se è per gli interessi in gioco, si ritiene che in uno Stato di diritto i diritti dei contribuenti, parte debole nel rapporto tributario, devono essere considerati parimenti importanti e tutelati quanto il diritto dello Stato a incassare le imposte.

Sentenza n. 717 del 14.10.2020 della Corte di Appello di Milano – Sezione Lavoro
MOTIVI DELLA DECISIONE. NOTIFICHE ALL’ADER. LA NOTIFICA EFFETTUATA ALLA PEC: PROTOCOLLO@PEC.AGENZIARISCOSSIONE.GOV.IT È DA RITENERSI NULLA:

La Corte di Milano dopo avere chiarito che “la notifica via pec dell’atto introduttivo del giudizio inviata dal ricorrente all’AdER ad un indirizzo diverso da quello indicato nel Reginde deve ritenersi nulla (non inesistente)” ripercorre tutto lo storico dei registri pubblici delle PEC:

“Per la Suprema Corte, infatti, «In tema di notificazione a mezzo PEC, ai sensi del combinato disposto dell’art. 149-bis c.p.c. e dell’art. 16-ter del d.l. n. 179 del 2012, introdotto dalla legge di conversione n. 221 del 2012, l’indirizzo del destinatario al quale va trasmessa la copia informatica dell’atto è, per i soggetti i cui recapiti sono inseriti nel Registro generale degli indirizzi elettronici gestito dal Ministero della giustizia (Reginde), unicamente quello risultante da tale registro. Ne consegue, ai sensi dell’art. 160 c.p.c., la nullità della notifica eseguita presso un diverso indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario» (vedi Cass., 11 maggio 2018, n. 11574; nello stesso senso Consiglio di Stato sez. VI, 06/04/2020, n.2256).

Il dato normativo da esaminare è l’art. 16-ter del d.l. n. 179/2012. Tale norma originariamente stabiliva che a decorrere dal 15 dicembre 2013, ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale, si dovessero intendere per pubblici elenchi quelli previsti nello stesso decreto, agli articoli 4 (intitolato al domicilio digitale del cittadino) e 16, comma 12 (inerente l’onere di comunicazione al Ministero della Giustizia, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, dell’indirizzo di posta elettronica certificata a cui ricevere le comunicazioni e le notificazioni); art. 16 del d.l. 29 novembre 2008, n. 185 (quindi senza distinzione di commi); art. 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Indice nazionale degli indirizzi PEC delle imprese e dei professionisti); infine il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal ministero della giustizia.

L’attenzione va concentrata in particolare sul richiamo all’art. 16 del d.l. n. 185/2008, perché questa norma comprendeva sia la comunicazione dell’indirizzo PEC da parte delle imprese costituite in forma societaria, nella domanda di iscrizione al registro delle imprese (comma 6), sia la comunicazione dell’indirizzo di posta elettronica da parte dei professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato (comma 7), e sia la comunicazione dell’indirizzo Pec da parte delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, che avrebbe provveduto alla pubblicazione di tali caselle di posta in un elenco consultabile per via telematica (comma 8).

Quest’ultimo elenco aveva integrato il c.d. “registro Ipa”, che sulla base dell’art. 16-ter del d.l. n. 179/2012 poteva essere legittimamente posto a base delle notificazioni e comunicazioni degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale. Sennonché, l’art. 16-ter è stato poi modificato (a mezzo dell’art. 45-bis, comma 2, lett. a) n. 1, d.l. n. 90/2014), con effetto dal 19 agosto 2014, nel senso che il riferimento all’art. 16 del d.l. 29 novembre 2008, n. 185 è stato mantenuto per il solo comma 6, così escludendosi il richiamo anche al comma 8.

La modifica ha evidentemente comportato la formale esclusione del registro Ipa da quelli utilizzabili a fini di notificazione ai sensi della norma richiamata (e in questo senso la nota del Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia, del 20.6.2016). L’art. 16-ter è stato poi ulteriormente modificato, con effetto dal 27 gennaio 2018, a mezzo dell’art. 66, comma 5, del d.lgs. n. 217/2018. È stato in particolare previsto che ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa, contabile e stragiudiziale si intendono ora per pubblici elenchi quelli previsti dagli artt. 6-bis, 6-quater e 62 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82; dall’art. 16, comma 12, dello stesso d.l. n. 179; dall’art. 16, comma 6, del d.l. n. 185/2008; infine il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia.

Fermo restando che l’art. 16 è ancora una volta richiamato solo in relazione al comma 6, neppure i riferimenti alle norme del CAD possono portare ad una diversa conclusione, poiché i richiami sono agli articoli 6-bis (Indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti), 6-quater (Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato, non tenuti all’iscrizione in albi professionali o nel registro delle imprese), 62 (Anagrafe nazionale della popolazione residente). Anche in questo caso non vi è alcun richiamo alla diversa norma di cui all’art. 6-ter del CAD (Indice dei domicili digitali delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi).

Quest’ultima disposizione è stata introdotta dall’art. 7 del d.lgs. n. 179/2016, che ha peraltro contestualmente abrogato il previgente art. 57-bis del CAD (art. 64), che in precedenza recava le norme inerenti l’indice degli indirizzi delle pubbliche amministrazioni. In conclusione, va escluso che la normativa vigente preveda la possibilità di utilizzare, a fini di notificazione, gli elenchi Pec risultanti dal registro Ipa. L’utilizzo di un indirizzo tratto da tale elenco, pertanto, deve essere inteso come effettuato in violazione dell’art. 3-bis l. n. 53/1994, che come visto stabilisce espressamente che la notificazione con modalità telematica debba essere eseguita a mezzo di posta elettronica certificata all’indirizzo risultante da pubblici elenchi”.

Per tale ragione, attesa la mancata costituzione in giudizio di AdER che ha impedito la sanatoria della notificazione ex art. 156 c.p.c., la Corte di appello di Milano dichiarava la nullità della notificazione via pec del ricorso introduttivo di primo grado comporta – ex art. 354 c.p.c. – e rimetteva la causa al primo Giudice, compensando le spese.

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